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STEFANO SALVI
SARA’ SEMPRE POSSIBILE IL TREMARE DELLE SPIOVE
Da L’ornamento della natura
Certe erosioni servono da fumo forte,
ti addentrano in cima
delle flore di poco rovaio,
e calda di ciò che era tolto brevemente;
hai un’infanzia delle dita,
nello scorcio inciso di colpi – racchiusa e detersa
fino al grano vasto nelle masse del tuono.
In ogni luogo aprono
accostature nella semina,
il modo di toccare un istante delle folate
tenute interne: a chi vede nel paesaggio
si varia l’invadenza delle andrene, il dettato
ospitale della calma d’aria. Poi, ancora,
i recessi svolgono in primi barlumi,
annodano lo spessore
in tutto,
l’alto occidente dei tuoi spazi di neve.
*
I tagli del legname vanno per scosse.
Poche, come quelle di foglia, le accorciature
in impiego. Due o tre norme
si vedono.
Troncando dei calchi e delle specie presto, tu hai
un forare dentro il nuovo di seme, il cavo numeroso
tenuto lungo le mani.
Le cose nel vento accrescono
un discioglimento forte,
portano all’ombra. Spesso
terraferma, costa
infondono meandro, lasciano venire
al bosco e alle molte parti d’acqua.
*
Vero è che il ramificare soccorre.
I tocchi delle dita non vengono dagli aspetti
d’albero; somigliano
ad un insegnamento unitivo,
continuato nei giorni. In piedi, vicino,
gli occhi stancati.
Sentire spiriti non è
il taglio della piccola temperie, un
susseguirsi puntuale – il poco
che muovono i picchi di torcia, centrati.
Appena, le nervature vedono
sino dagli anni più distanti.
[In Le Insidie/Neumi, di pubblicazione prossima per LietoColle]
***
Eppure chi vede, altro non vede
che questo: certe visitazioni. E favoriscono
nella remissione atmosferica.
Tempo di luce forte, ad aria
chiara, ripetendo le pose del fuoco ed il solo
punto di voce – gli agi di commozione
vengono a due a due:
i segni del raccolto sono di epoca
di un approdare visibile, come
il raggio del risveglio, scomparso
dalle abitazioni,
soccorreva la cognizione degli astri
scanditi attorno all’avvento.
**
E in queste vene dure
quello che toglie all’erroneo è il
cavo negli abiti –
solo così guardi con cura: dopo spinta
un’acqua accesa a sciamare, nelle ore di notte.
Non esiste la neve, con
evidenza, ovunque, e non si possono
scoprire lumi neanche su un sonno.
L’equilibrio in una
traversata diurna è più forte,
perché si trova solo ciò
che mette eco. L’aconito terso, dove
il vento culmina.
Sarà sempre possibile
il tremare delle spiove, nel valico delle figure,
– questa durata, dove gli oggetti nel mare
sono più visibili.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Subito fai il completo buio.
Cerchi presto di raggiungere il bosco. Punto che
fra gli uccelli è diverso.
**
Dei tanti rovesci, in seguito,
molto di nervatura nei
tuoi adempimenti
per l’avvicinare le folate: è tale
anche, dopo congiunte le mani,
in quante ombre procura una nevicata –
chiedi di vedere tutto ciò che marca
le svolte nel tuono, dove
getta un ramo, come scuotono
i passi di piccoli affluenti
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
e si perde piede
nel gioco di intrighi fra i tepori,
più ingannevole
al pericolo di ferirsi.
**
Ancora conosci le insidie dove
cammini, non c’è chiarore. Inoltre,
contrasti il primissimo bosco – questo come
l’apparizione nel terreno, in quante
orditure trovano i madori.
Le intaccature, per abbagli, si sono
spostate: e nei detrimenti
si seguono gli affetti,
in punto di ombra dei lampi.
Continui, ora badando di farti
in luce, dal visitato delle evocazioni,
poi, ancora, un dirupo attraversato
da paesaggi e da tracciati, non maggiore
delle sorprese che preparano
l’abbondanza di alberi.
Ai luoghi di neve sottile
gli anni d’eco si raggiungono l’un l’altro.
**
Nei rami l’assoluta persona per la notte, nella
parte più fresca delle mani,
per quante nubi configurano, a volte,
e forme di volto in volto
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
in tutto un anno trovi
nel fondo buio,
le cui estensioni ed aspetti mantengono il vento.
Ogni stagione valuta vene proprie
i visi fissati alla spina.
Ed è bene distinguere dalle attenzioni
dell’acqua i vivi in intimo.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
**
Neanche più una minima notte
da nessuna parte. Dall’interno dell’acqua si scende
nel bosco, come da uno stelo calmo
a quello successivo. Perciò
verso l’albore
una mano premuta sul fiume.
Presto prima della pietraia
sempre due respiri. Anzi neanche.
A lungo tieni
il gelare in molte parti,
fino a che si offusca. Altrimenti
saresti continuamente
in una primavera eseguita fino dalla
spaziatura minerale.
**
Le mani irrigidite dopo essere stata
vicino all’acqua, e
aperta a tutti i rigori del sole.
Si legge il firmamento, con i momenti si termina per
decifrare i rilievi del mare
e si vuole essere i visi penultimi,
la rosa incessante di tutti.
Osservi il percorrere gli alberi, come è descritta
la latitudine necessaria,
le circostanze delle immagini.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Dove la pietra è calma
si trova la parte dell’innesto.
[Nell'e-book “Il seguito degli affetti” (Biago Cepollaro E-dizioni, 2006).]
Stefano Salvi è nato nel 1975 a Varese, dove risiede. Collaboratore di LietoColle, dal 2004 dirige, insieme ad A. Broggi e I. Testa, “L’Ulisse” (www.lietocolle.com/ulisse), rivista on-line di poesia, arti e scritture. Ha curato, con C. Dentali, presso LietoColle, l’antologia “Il presente della poesia italiana” (2006). Ha pubblicato l’e-book “Il seguito degli affetti” (Biagio Cepollaro E-dizioni, 2006). Suoi testi, poesie e saggi, sono rintracciabili in riviste e nella rete. Attualmente è in corso di pubblicazione per LietoColle il suo libro di poesie “Le insidie/Neumi”.
