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giovedì, 31 maggio 2007

STEFANO SALVI

SARA’ SEMPRE POSSIBILE IL TREMARE DELLE SPIOVE

 

 

Da L’ornamento della natura

 

 

Certe erosioni servono da fumo forte,

ti addentrano in cima

delle flore di poco rovaio,

e calda di ciò che era tolto brevemente;

hai un’infanzia delle dita,

nello scorcio inciso di colpi – racchiusa e detersa

fino al grano vasto nelle masse del tuono.

 

In ogni luogo aprono

accostature nella semina,

il modo di toccare un istante delle folate

tenute interne: a chi vede nel paesaggio

si varia l’invadenza delle andrene, il dettato

ospitale della calma d’aria. Poi, ancora,

i recessi svolgono in primi barlumi,

annodano lo spessore

in tutto,

l’alto occidente dei tuoi spazi di neve.

 

 

*

I tagli del legname vanno per scosse.

Poche, come quelle di foglia, le accorciature

in impiego. Due o tre norme

si vedono.

Troncando dei calchi e delle specie presto, tu hai

un forare dentro il nuovo di seme, il cavo numeroso

tenuto lungo le mani.

Le cose nel vento accrescono

un discioglimento forte,

portano all’ombra. Spesso

terraferma, costa

infondono meandro, lasciano venire

al bosco e alle molte parti d’acqua.

 

 

*

Vero è che il ramificare soccorre.

 

I tocchi delle dita non vengono dagli aspetti

d’albero; somigliano

ad un insegnamento unitivo,

continuato nei giorni. In piedi, vicino,

gli occhi stancati.

 

Sentire spiriti non è

il taglio della piccola temperie, un

susseguirsi puntuale – il poco

che muovono i picchi di torcia, centrati.

 

Appena, le nervature vedono

sino dagli anni più distanti.

 

 

[In Le Insidie/Neumi, di pubblicazione prossima per LietoColle]

 

 

***

 

Eppure chi vede, altro non vede

che questo: certe visitazioni. E favoriscono

nella remissione atmosferica.

Tempo di luce forte, ad aria

chiara, ripetendo le pose del fuoco ed il solo

punto di voce – gli agi di commozione

vengono a due a due:

i segni del raccolto sono di epoca

di un approdare visibile, come

il raggio del risveglio, scomparso

dalle abitazioni,

soccorreva la cognizione degli astri

scanditi attorno all’avvento.

 

 

**

E in queste vene dure

quello che toglie all’erroneo è il

cavo negli abiti –

solo così guardi con cura: dopo spinta

un’acqua accesa a sciamare, nelle ore di notte.

Non esiste la neve, con

evidenza, ovunque, e non si possono

scoprire lumi neanche su un sonno.

L’equilibrio in una

traversata diurna è più forte,

perché si trova solo ciò

che mette eco. L’aconito terso, dove

il vento culmina.

 

Sarà sempre possibile

il tremare delle spiove, nel valico delle figure,

– questa durata, dove gli oggetti nel mare

sono più visibili.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Subito fai il completo buio.

Cerchi presto di raggiungere il bosco. Punto che

fra gli uccelli è diverso.

 

 

**

Dei tanti rovesci, in seguito,

molto di nervatura nei

tuoi adempimenti

per l’avvicinare le folate: è tale

anche, dopo congiunte le mani,

in quante ombre procura una nevicata –

 

chiedi di vedere tutto ciò che marca

le svolte nel tuono, dove

getta un ramo, come scuotono

i passi di piccoli affluenti

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

e si perde piede

nel gioco di intrighi fra i tepori,

più ingannevole

al pericolo di ferirsi.

 

 

**

Ancora conosci le insidie dove

cammini, non c’è chiarore. Inoltre,

contrasti il primissimo bosco – questo come

l’apparizione nel terreno, in quante

orditure trovano i madori.

 

Le intaccature, per abbagli, si sono

spostate: e nei detrimenti

si seguono gli affetti,

in punto di ombra dei lampi.

Continui, ora badando di farti

in luce, dal visitato delle evocazioni,

poi, ancora, un dirupo attraversato

da paesaggi e da tracciati, non maggiore

delle sorprese che preparano

l’abbondanza di alberi.

Ai luoghi di neve sottile

gli anni d’eco si raggiungono l’un l’altro.

 

 

**

Nei rami l’assoluta persona per la notte, nella

parte più fresca delle mani,

per quante nubi configurano, a volte,

e forme di volto in volto

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

in tutto un anno trovi

nel fondo buio,

le cui estensioni ed aspetti mantengono il vento.

 

Ogni stagione valuta vene proprie

i visi fissati alla spina.

 

Ed è bene distinguere dalle attenzioni

dell’acqua i vivi in intimo.

 

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

 

 

**

Neanche più una minima notte

da nessuna parte. Dall’interno dell’acqua si scende

nel bosco, come da uno stelo calmo

a quello successivo. Perciò

verso l’albore

una mano premuta sul fiume.

 

Presto prima della pietraia

sempre due respiri. Anzi neanche.

 

A lungo tieni

il gelare in molte parti,

fino a che si offusca. Altrimenti

saresti continuamente

in una primavera eseguita fino dalla

spaziatura minerale.

 

 

**

Le mani irrigidite dopo essere stata

vicino all’acqua, e

 

aperta a tutti i rigori del sole.

 

Si legge il firmamento, con i momenti si termina per

decifrare i rilievi del mare

e si vuole essere i visi penultimi,

la rosa incessante di tutti.

 

Osservi il percorrere gli alberi, come è descritta

la latitudine necessaria,

le circostanze delle immagini.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Dove la pietra è calma

si trova la parte dell’innesto.

 

 

[Nell'e-book “Il seguito degli affetti” (Biago Cepollaro E-dizioni, 2006).]

 

 

 

Stefano Salvi è nato nel 1975 a Varese, dove risiede. Collaboratore di LietoColle, dal 2004 dirige, insieme ad A. Broggi e I. Testa, “L’Ulisse” (www.lietocolle.com/ulisse), rivista on-line di poesia, arti e scritture. Ha curato, con C. Dentali, presso LietoColle, l’antologia “Il presente della poesia italiana” (2006). Ha pubblicato l’e-book “Il seguito degli affetti” (Biagio Cepollaro E-dizioni, 2006). Suoi testi, poesie e saggi, sono rintracciabili in riviste e nella rete. Attualmente è in corso di pubblicazione per LietoColle il suo libro di poesie “Le insidie/Neumi”.

Postato da: Massimo73 a 11:34 | link | commenti (19) |
stefano salvi


Commenti
#1    31 Maggio 2007 - 11:37
 
Ringrazio Stefano per questi testi e per aver risposto positivamente al mio invito. Spero che possa intervenire, così come spero intervengano tutti i lettori, che ringrazio come sempre, già in anticipo, per la partecipazione. Buona lettura.
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#2    31 Maggio 2007 - 22:58
 
Più che ornamento della natura, andiamo nel folto della stessa, quasi ad estrarne a forza i segni.

Una natura-selva che è matrice e costituisce l'elemento fondativo delle cose: hyle; anche intesa in senso husserliano, proprio nella misura in cui essa pone in contatto la coscienza e il proprio corpo, in un legame sensibile-emotivo che coinvolge fenomenologicamente soggetto e oggetto, quasi unendoli costitutivamente.
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#3    01 Giugno 2007 - 11:01
 
volevo chidere, a Stefano, la funzione dei puntini.

Ottimo respiro e forza immaginativa.

gugl
utente anonimo

#4    01 Giugno 2007 - 13:43
 
Ciao a Luigi e a Stefano: volevo fare anche io la stessa domanda a Stefano (l'autore), ma ho il forte dubbio che non sia in ascolto: l'ho avvertito domenica scorsa, ma non ho avuto riscontro e non vorrei che fosse impossibilitato a leggere la posta.
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#5    01 Giugno 2007 - 23:34
 
1. Per me i puntini stanno lì come versi che si sarebbero potuti continuare ma non si sono continuati; uno stacco di spazio ecc.
2. Mister Vocativo: cosa mai vuole dire "hyle"? E' più bello o più brutto di "husserliano"?
3. Belle potenti le poesie. Personalmente le amerei di più se suonassero più musicali. Ma mi vanno benissimo anche così, come peraltro sono.
Ciao da Anna Lamberti-Bocconi
utente anonimo

#6    02 Giugno 2007 - 11:50
 
hyle = materia

ciao,
lorenzo carlucci
utente anonimo

#7    02 Giugno 2007 - 15:28
 
Salve a tutti. E mi scuso subito per la mia mancanza e per il ritardo con il quale rispondo.

La funzione delle righe di puntini è quella di "cucire" e "mettere in luce" i frammenti (il fatto che si tratta di frammenti) - evidenziando lacuna e troncamento (a suggerire ciò che manca e che qualcosa manca): è anche come dice Anna, e si tratta di versi che in effetti "continuavano" e sono stati "tolti".

Grazie davvero a tutti per la bella lettura, e grazie a tutti per l'interessamento.

Stefano
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#8    02 Giugno 2007 - 18:11
 
avrò scritto qualche parolaccia :)

saluti
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#9    03 Giugno 2007 - 01:01
 
http://tagli

[..] Compare su LiberInVersi, per la gentilezza di Massimo Orgiazzi, una scelta di alcuni miei testi da "Le insidie/Neumi" e da "Il seguito degli affetti". Un grande ringraziamento. Sono leggibili qui. SARA’ SEMPRE POSSIBILE IL [..]
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#10    03 Giugno 2007 - 03:05
 
Una lezione di poesia. Colta semplice e sonora, come la trovi in un Montale. In questo, nella sua potente classicità, forse trova anche il suo limite.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente molesini

#11    03 Giugno 2007 - 10:15
 
Grazie a te, Stefano, per l'intervento: temevo di aver sbagliato l'indirizzo email, tuttavia per fortuna sei riuscito a vedere il post mentre ancora corrente.
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#12    03 Giugno 2007 - 12:31
 
Apprezzo moltissimo la poesia di Salvi e mi ritrovo pienamente nel commento di Silvia.

Penso, comunque, che i "limiti" siano essenziali: stanno lì ad indicarci che abbiamo sempre "qualcosa" da superare. E questo, nella scrittura, in particolare in quella poetica, è fondamentale.

Un saluto a tutti.

fm
utente anonimo

#13    03 Giugno 2007 - 17:32
 
Belle poesie, di grande respiro, sorrette da immaginazione e forza ritmica. Bravo Stefano, e un grazie a Massimo per averle proposte.

Nicola Ponzio
utente anonimo

#14    04 Giugno 2007 - 15:09
 
non sarà un po' troppo astratto, un poco troppo ermetico, per essere assimigliato a montale? il "limite" io
lo vedo qui piuttosto.

lorenzo carlucci
utente anonimo

#15    04 Giugno 2007 - 19:25
 
"I tagli del legname vanno per scosse./

Poche, come quelle di foglia, le accorciature/

in impiego. Due o tre norme/

si vedono."



"Eppure chi vede, altro non vede/

che questo: certe visitazioni. E favoriscono/

nella remissione atmosferica."


"L’equilibrio in una/

traversata diurna è più forte,/

perché si trova solo ciò/

che mette eco. L’aconito terso, dove/

il vento culmina."


Qui non c'è ermetismo che non sia quel poco che serve a fare il salto di metafora, come in "andando per un'aria di vetro" o "meriggiare pallido assorto" o "portano alla chiarità le cose oscure".

Poi, che nell'interezza delle proposte di Salvi ci sia una maggiore distanza dalla "vis descrittiva" che ritroviamo in Montale, ed un'astrazione insistita portata da salti di significanza da verso a verso, vero.

Ma a me "suona" eusebio (adesso non approfondisco il mio vederci un limite, vediamo come va la discussione). A quale ermetico lo paragoneresti, per capirci, Lorenzo?





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#16    05 Giugno 2007 - 17:16
 
cara silvia, all'ermetismo come movimento ci credo non troppo ma dato che ho usato il termine per primo devo risponderti - luzi e gatto, per approssimazione. ma quel che volevo dire era per negazione: che scarti semantici quali "due o tre norme/si vedono", "nella remissione atmosferica", forzature o appoggiature (concedimi la licenza) sintattico/semantiche "come quelle di foglia, le accorciature/in impiego", "perché si trova solo ciò/che mette eco", mi sembrano difficilmente paragonabili ai passi di montale che tu citi.

non saprei chi citarti, mi viene in mente bonnefoy ma è un nome tra tanti, non ho ancora chiarissima la genealogia di questa poesia che tende alla rarefazione, all'astrazione, attorno alla quale aleggia una sorta di culto della parola per sé. eppure ve ne sono tanti esempi, anche contemporanei. mi pare inevitabile una matrice francese. help?

lorenzo
utente anonimo

#17    06 Giugno 2007 - 01:55
 
I passi di M. citati al volo non sono aderenti ai brani estrapolati dai testi di Salvi, non ho aperto libri.
Servivano a rendere l'idea di metafora in quanto scarto semantico, per usare parole tue.

p.s. Sanguineti mette tutti i "fuori Montale" tra gli ermetici, non mi sembra carino da parte sua.
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#18    06 Giugno 2007 - 19:33
 
tu silvia che intuizioni hai sulla genealogia di questo tipo di poesia (concentrandosi sui caratteri di astrattezza, appoggiature, scarti semantici, opacità del referente)? forse salvi ci può aiutare dicendoci chi furono i suoi primi e secondi amori in poesia e in arte, se ha voglia.

lorenzo carlucci
utente anonimo

#19    06 Giugno 2007 - 23:49
 
Non so sinceramente rispondere a riguardo di una presenza (o di quanta sia la "presenza") di "ermetismo letterario" - in quanto matrice anche soffusa certo, o lettura informante - in ciò che faccio: e potrebbe magari anche essere... Di Luzi e di Gatto, forse filtrati per certe occorrenze semantiche e/o "lucidature" sintattiche, per il loro "nominare forte", o per gesti di morfologia del verso, e gesti costitutivi del fluido immaginativo ecc. E, con Montale, sono poeti che ho amato molto... Poi, l'idea di metafora/"scarto semantico" come la pone e descrive Silvia personalmete mi sembra ben condotta...
Sulla genealogia di queste poesie faccio un poco fatica a condensare: sono testi elaborati e scritti in un lungo tempo (dal 1996 al 2006) e me li sono "portati dietro" attraverso varie letture, anche "maturandoli" e unendoli a ciò che ero/facevo... Quindi mi conviene forse più rispondere letteralmente alla domanda di Lorenzo, e con una lista dei miei primi "grandi amori" (li scrivo senza pretesa di ordine): D. Thomas, J. Joyce, Perec, Campana, Proust, Brodskij, Tadini, Ceronetti, Dürrenmatt, Hanke ecc.

Ringrazio davvero tutti, di pieno cuore.

Stefano
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente seraf

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