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domenica, 06 gennaio 2008

FRANCO BUFFONI

MAGHREB

 

 

Inediti

 

 

E pensare che ormai stavo

Per parlare al plurale

Stavo per dire noi

Che sempre sostenemmo

Gli urti più duri

Degli innamoramenti,

Da troppo giovani perché

In amore con la persona

Sbagliata, l'etero

Che fa perdere tempo;

Da troppo vecchi

Ancora a pensare di

Farcela ad attrarre

Con risultati rimbalzanti

Al patetico; e all'età giusta

Troppo occupati nella professione

Di sé nelle carriere

Per vedere davvero

- E l'esperienza c'era -

La persona in attesa

Quella vera

Tanto somigliante al troppo

Giovane di prima

Bisognoso di tempo di pazienza

E sentimento di innamoramento.

E pensare che ero rassegnato

Che quasi ci avevo rinunciato...

 

 

 

 

Lì tra il deserto di sabbia e il deserto del mare

Mi apparve un tassista giovane coi baffi,

Guardava il mare e sapeva di sabbia

Non aveva passeggeri da portare

Solo i due spazi di colore

Da contemplare in piedi,

I gomiti appoggiati alla portiera.

Passavo per caso, risposi giocando

Sul caso di nebbia lasciata alla Malpensa

Da distendere tra i due deserti assieme.

 

 

 

 

 

Li coloravano di rosa in campo bianco

Quelli come me in Etruria

Mentre di rosso cupo erano gli altri,

Da inviare in battaglia,

Le donne in blu.

C'era per tutti spazio e un ruolo negli affreschi:

Il piacere il comando la progenie.

E qui nel retrobottega alla medina,

Stretti in vita e alle caviglie, ampi sui fianchi,

Lieve il tessuto scivola la mano,

Seta rugiada e timo ad insegnare

Il moto giusto da sembrare un’onda

Fino all’uragano squarciatutto

All’ansante silenzio al velo appeso...

E poi ancora al movimento lento

Che lo solleva piano

Mentre pulsa all’origine

Mi sospinge ad oriente.

 

 

 

 

Gioielli in spatole d’osso e conchiglie

Ciotole in legno scolpito, piume di struzzo, frammenti

Di arredi funerari.

Io voglio che il mio secondo

Tentativo di fine

Avvenga in questo settentrione

Del Sud del mondo,

Verso il cippo con la Libia di confine,

Le botteghe dei mercanti coi tessuti stesi,

I fondali degli orafi, la piccola moschea...

 

E maschere statuette amuleti gioielli

Sgabelli vasi stoviglie cianfrusaglie.

Non era questo che infine mi attraeva?

La disuniformità dell’ordine, l’ebano

E il legno di tuia, di limone

Lavorati con fili d’argento e madreperla,

Le mani degli intarsiatori su fibule e collane

Braccialetti a cerniera, Ghàdamis.

 

 

     

 

Come non smettere di desiderare

Nell’antico potentato rurale

Autonomo e autosufficiente

Prospiciente di Biserta il mare

La schiavitù di una notte

L’ora d’aria al mattino…

 

 

 

 

Antiche tecniche di panificazione

Per pescatori, salineri, marinai

D’Egitto Siria Libano Giordania

Che in questo emporio del Mediterraneo

Ancora approdano, e dove erano le scuderie

Romane e i magazzini

Per cereali e fienagioni, i granai.

 

Gesto consapevole di sfida al destino

Il suo essere lì all’una e venti al molo

Quando tutto è calma e il mare tace.

Città tu sì Biserta

Dalle molte gentilezze

Presenti arabeschi silenziosamente disegnati

Dalle cime degli alberi nel cielo

E luna transitoria

Dal molo al ponte al molo ancora

A seconda del passo

Audace all’arsenale e attento ai vicoli

Luridi e pieni di gabbieri mozzi timonieri.

 

Con il solo furore incominciare

Dai quattro in quieta attesa del traghetto

Confitto nel sapore

Che ha la notte sul fianco di collina

Mentre la luna brilla sul cordame

Del peschereccio,

Noto le nuche vicine

Scambiarsi cenni di intesa,

Voglia di scalciare le gambe i pugni chiusi.

E poi in ginocchio a carponi acquattato

Dopo aver cucinato

Per te e i tuoi tre amici berberi

Che ridono in attesa dell’ordine

Spengono sigarette bevono

Gettano indietro il capo sovrani

Allungano le mani.

 

Dai campi dell’orzo e dagli uliveti

Sculture mobili le prime dune

Innalzate stanotte dal vento:

Biserta cadetta accavallata

Libecciata da guarire

Bagni nel vento

Ordini di file canali tra le scale,

Sdraio scucite isola in disuso il mare batte

Abbatte schiaccia giù nervi di baci

Sfregiati dalla fretta: esce cammina ora

Meraviglia nel cielo la mattina.

 

 

 

 

 

                                                                          Di quando a me di fronte casualmente

                                                                          Le ginocchia allontani, tra loro

                                                                          Il varco creando, il fondovalle.

 

 

 

                  

                  

                         Meno e più vale il tempo dei sorrisi

Da un capo all’altro del vagone

Imbarazzato e ardente

Tra Cartagine e La Goulette.

Di partire o di restare per sempre è il desiderio

Dopo una settimana di Maghreb.

 

E alla fine del treno l’alcova paradiso

Nel vagone vuoto soprassalto

Da occhi lucidi di marlboro e sonno.

 

Li riconosco sempre e sono quelli

Gli occhi di chi fuma e dorme in treno

Occhi di guardia e di calcina

Occhi da turno in officina.

Freme il mio corpo innanzi al suo barcolla

E lo riceve controvento

Come una vela tesa

Che all’improvviso cede e accoglie

L’irruenza necessaria.

 

Mi pasticci il mento col tuo amore,

Sangue bianco come si diceva,

Chiamandoti Jamel per tutto il tempo

Dei tuoi diciotto spasmi.

 

 

 

 

Gli piaceva anche quello dell’altro treno

Un giovane e ancora intatto toro,

Farlo vibrare accanto al finestrino,

Si sarebbe detto da solo giocasse

A come celare il gonfiore vicino.

 

 

 

 

 

Mirra è il profumo col quale l’amante

Conduce a sé l’amato

E Tunisi come un contagocce

Lascia filtrare attraverso il metrò

Cento maschi nuovi ogni mezz’ora

In cerca di refrigerio a Sidi Bou.

Ma poi risalgono e io li aspetto qui.

 

Dove il rosso dei ciottoli ossidati

Diventa verde chiaro in primavera

Per la graminacea che li intride,

E ornata di buganvillee è la gola

Con gli anfratti al mattino più freschi.

 

Così il mio andare e venire da Cartagine

E’ turismo nel passato, coi ragazzi

Berberi arabizzati dai costumi fenici

Alessandrini greci, seduti in circolo al tramonto

Accosciati a raccontarsi storie di mare

Sapendo d’alghe d’inchiostro ed invitanti

Me a restare.

 

 

 

 

Non inverno più non primavere

In questa terra di scirocco e sere

Di arancia-fuoco ed uliveti sullo sfondo.

Basta rientri con scarpe pesanti

E pioggia fuori e freddo

E ancora uscire

Perché di sera ci sono le letture.

Basta, solo occasioni di bel tempo

Qui, e di strafalcioni ai mercatini

Coi loro prezzi e pesi,

Solo stagioni diluite

E fresco vento a mezzanotte: sonno vivo.

 

 

 

Franco Buffoni (Gallarate 1948), vive a Roma. Esordisce come poeta nel 1978 su Paragone presentato da Giovanni Raboni. Ha pubblicato le raccolte di poesia Nell'acqua degli occhi (Guanda 1979), I tre desideri (San Marco dei Giustiniani 1984), Quaranta a quindici (Crocetti 1987), Scuola di Atene (Arzanà 1991), Adidas. Poesie scelte 1975-1990 (Pieraldo editore 1993), Suora carmelitana (Guanda 1997), Songs of Spring (Marcos y Marcos 1999), Il profilo del Rosa (Mondadori 2000), Theios (Interlinea 2001), Del Maestro in bottega (Empiria 2002), Guerra (Mondadori 2005), Croci rosse e mezze lune (Quaderni di Orfeo, Como 2007). Nel 1989 ha fondato e tuttora dirige il semestrale di teoria e pratica della traduzione letteraria "Testo a fronte". Per Marcos y Marcos ha curato i volumi Ritmologia (2002) e La traduzione del testo poetico (2004). Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005) e curato opere di Byron, Coleridge, Wilde, Kipling. È autore del romanzo-saggio Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l’omosessualità (LucaSossellaEditore, 2006) e dei saggi Con il testo a fronte. Indagine sul tradurre e l’essere tradotti (Interlinea 2007) e L’ipotesi di Malin. Studio su Auden critico-poeta (Marcos y Marcos 2007).

 

Postato da: Massimo73 a 10:32 | link | commenti (29) |
franco buffoni


Commenti
#1   06 Gennaio 2008 - 10:31
 
Riprendiamo il corso di LiberInVersi dopo queste feste che ci hanno visti intenti a dibattere e a discutere sulle opportunità di un'antologia. Riprendiamo con testi inediti di Franco Buffoni che Silvia Monti ha brillantemente reperito dall'autore, che ringrazio sinceramente per aver dato attenzione al nostro spazio.

L'augurio è ancora di buon anno a tutti, di buona lettura e se possibile di fervida e costruttiva discussione, come sempre intorno ai testi.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Massimo73

#2   06 Gennaio 2008 - 15:14
 
Davvero notevoli questi inediti di Franco Buffoni!Ho letto solo "Guerra" e queste poesie mi pare procedano sulla stessa onda di maturità, sebbene diverse anche stilisticamente ma l'imprimatur buffoniano si sente.
Complimenti!

Un caro saluto

Luca Ariano
utente anonimo

#3   07 Gennaio 2008 - 06:43
 
Un gusto metrico saldo, una capacità descrittiva che rispecchia l'interno sull'esterno. La musicalità di questi inediti me li fa amare...

ciao

Apolide
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#4   07 Gennaio 2008 - 09:39
 
franco buffoni è davvero una persona cortese, come poche ce ne sono. oltre che un vero poeta.

mi piacerebbe sapere che cosa ha guidato il criterio di scelta degli inediti da inviare a liberinversi...

e mi piacerebbe sapere cosa suscita nei lettori la lettura, in particolare, della prima poesia...

s.
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#5   07 Gennaio 2008 - 10:24
 
E piacerebbe saperlo anche a me, in effetti. Ho appena, in questi giorni, ascoltato in podcast alcune puntate di Radio3 Suite in cui era presente Franco come ospite. Una era dedicata al centenario di di Auden, caduto l'anno appena passato. Franco parlava del suo recente testo, L'ipotesi di Malin che discute appunto l'ipotesidi W.H. Auden come critico e poeta. Io ho letto di Franco solo alcuni frammenti, per lo più derivanti da Guerra e dai testi raccolti a suo tempo su Parola Plurale e quindi forse non posseggo gli strumenti corretti per poter valutare il suo lavoro anche anche alla luce di una evoluzione completa: tuttavia mi piacerebbe sapere qual è l'ispirazione che li guida, quale le ragioni, specialmente in una poesia come quella del poeta Franco Buffoni che sempre ha saputo «ospitare» reale e biografia come parte primaria ed integrante del dettato di scrittura, prima ancora della ricerca sul linguaggio, che ha comunque raggiunto, come parte apparentemente accessoria, risultati convincenti.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Massimo73

#6   07 Gennaio 2008 - 17:36
 
Dell'autore Buffoni ho imparato ad amare, in poesia, la misura ricca ma precisa del dettato, la stablità del registro tra afflato biografico ed empatia, intenzione confidenziale e propensione all'affresco. Dell'uomo Buffoni ammiro l'umiltà nel darsi (il dono di questi inediti, raro per un poeta "laureato", lo dimostra) e la disciplina e il metodo nel discettare di letteratura con cura e dedizione sia che si tratti di farlo di fronte a una platea selezionata che a un pubblico occasionale (ho ancora in mente le bellissime prolusioni al festival di poesia di Montiglio). E con un'oratoria potente ma leggera, esaustiva, nutriente, soavemente ipnotica. Insomma, un grande. luisa p.
utente anonimo

#7   08 Gennaio 2008 - 10:21
 
La prima poesia, Silvia, è uno dei tanti specchi/metafore del nostro vivere. la consapevolezza matura del rincorrere vacui fantasmi, lo scorrere del tempo e questa cecità che sempre ci accompagna, ci fa perdere di vista valori veri. Bellissimo l'inedito.

Marco
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente poesiaoggi

#8   08 Gennaio 2008 - 14:47
 
nella biografia poetica di Buffoni "Guerra" occupa senz'altro un posto di primo piano /e forse anche nella 'nostra' biografia/
qui mi sembra di risentirci lo scatto violento e tenue del passato, la memoria personale /come in "Guerra"/ che diviene dire e ascolto, esperienza del vissuto in una 'bella' lingua.

un abbraccio

alessandro ghignoli
utente anonimo

#9   08 Gennaio 2008 - 16:01
 



la poesia di Buffoni
mi da l'idea
di una scultura calassica
dove l'occhio,
vede ciò che si aspetta,
ma al tempo stesso,
non può fare a meno
di notare la forza della conquista.

vincenzo (cino720)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cino720

#10   08 Gennaio 2008 - 16:33
 
Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Franco Buffoni e non posso non sottoscrivere, parola per parola, il commento di Luisa.

Sul valore della sua opera: per me è "classico": non nel senso di reperto museificato da affidare alle antologie e ai repertori, ma "opera viva", pietra di paragone con la quale è necessario confrontarsi e fare i conti sempre.

fm
utente anonimo

#11   08 Gennaio 2008 - 16:34
 
... per me è un "classico"...

fm
utente anonimo

#12   08 Gennaio 2008 - 17:53
 
anche io ho conosciuto buffoni attraverso "guerra".
mi ha poi letteralmente travolta "il profilo del rosa".

e sottoscrivo quel che luisa è riuscita ad esprimere così bene.

e invito buffoni a lasciarci un commento... (so che ci sta leggendo).

s.

Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente silviamonti

#13   08 Gennaio 2008 - 17:58
 
"Guerra", "Contemplazioni pneumatiche e meccaniche" e "Tema dell'addio" sono i migliori libri usciti negli ultimi anni ne Lo Specchio Mondadori.
Per me fra qualche anno (ma forse lo sono già...) diveranno "classici" in questa stagione di vacche magre.

Un caro saluto

Luca Ariano
utente anonimo

#14   08 Gennaio 2008 - 18:50
 
Intanto mi associo a Luisa e Francesco sulla qualità umana di Franco Buffoni, una qualità che emerge anche dalla sua poesia, che anche nella durezza o il rigore di certi versi apre un dialogo, "fa pensare" (cosa rarissima), più che imporre una visione assoluta. In particolare in queste nuove poesie oltre al dato biografico (ma biografia mai come confessione, bensì come punto di vista, come breccia per dire l'altro da sé), mi colpisce ancora la ricerca di una risposta nell'uomo che emerge dalle poesie "archelogiche" (la terza mi ha ricordato la poesia sull'uomo di Oetzi ne Il profilo del Rosa) che va di pari passo con la consapevolezza del nostro destino a finire e ripetersi. Noi combattiamo contro la polvere, la più soprannaturale dei nostri avversari. Queste poesie sono forse anche per questo un invito al presente, nonostante il tema portante del transito, a guardare le cose e l'amore, la nostra stessa stanchezza o sorpresa così come sono. Una delle più imprese più difficili al mondo.

Francesca
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente higgiugiuk

#15   09 Gennaio 2008 - 10:47
 
che sfida scrivere un nuovo capitolo della letteratura di viaggio tardo ottocentesca, primo novecentesca! sembra una fettina dell'ombra di valery larbaud. eppure "Nihil sub sole novum" è una tautologia, non c'è bisogno di portare esempi. musicate da Battiato? "I fondali degli orafi, la piccola moschea...", puntini.

lorenzo carlucci
utente anonimo

#16   09 Gennaio 2008 - 15:45
 
Squisito commento, Carlucci. E quanto a Buffoni, bravo, bravo davvero. Specie nelle pagine più scoperte, più - apparentemente - personali. Ma non è poi, invece, il dilemma di tutti, quello di valicare sé stessi e durare?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FilippoDavoli

#17   09 Gennaio 2008 - 19:55
 
"...posso solo ringraziare per l'attenzione critica, per l'affetto, e promettere che continuerò a impegnarmi per non deludere chi mi legge con attenzione. Questo libro NOI E LORO uscirà cmq in marzo da Donzelli..."

ho il permesso di franco buffoni (giuro) per riportare qui queste sue parole. (l'ho tormentato via mail perchè intervenisse. già che ci sono, gli ri-chiedo scusa).
s.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente silviamonti

#18   09 Gennaio 2008 - 20:17
 
incontrato a Lugano nel 2007: non solo è poeta possente, ma a livello umano è unico. Coniuga comunicazione ed empatia, sollecita curiosità ed al tempo stesso esaudisce in spiegazioni. Ed è dotto, grandiosamente dotto e non ne fa un vanto bensì un punto da cui ricominciare, proseguire, sollecitando al contempo l'interlocutore.

Non fermatevi alla sola lettura di "Guerra" ma inoltratevi anche nel recente "più luce padre".
Tornate poi indietro al 2002 con "Il maestro in bottega" o al 1997 con "Suora carmelitana".

Fabiano Alborghetti
utente anonimo

#19   09 Gennaio 2008 - 20:37
 
"il dilemma di tutti, quello di valicare sé stessi e durare?", anche questo commento non è male, grazie a Silvia Monti di aver procurato questi inediti, Viola
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente viomarelli

#20   10 Gennaio 2008 - 08:31
 
Volevo ringraziare tutti per questi interventi: ovviamente in questo spazio la forza di inediti, tanto più di una certa qualità, se non è equibilanciata da un dialogo che spesso ci piace avere con l'autore, perde forse un po' di peso. Non perdono di peso di certo i testi in sé, comunque lasciati alla lettura di ciascuno. Sono davvero onorato dal fatto che abbiamo potuto ospitarli su queste pagine.

Grazie anche a Silvia, non per aver tormentato Franco Buffoni, ovviamente, ma per aver ottenuto i testi e averci dato per tramite dell'autore la collocazione temporale della prossima pubblicazione del testo Noi e loro.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Massimo73

#21   11 Gennaio 2008 - 02:51
 
scusate se esco un po’ dal coro degli elogi…

premetto che:
a) è la prima volta che leggo qualcosa di Buffoni
b) in questi inediti trovo passi di maestria compositiva che, se analizzati con cura, imporrebbero di scriverne sforando i più stiracchiabili termini di compatibilità estensiva in un commento ad un post di blog
c) non pretendo che le mie pulci non elogiative abbandonino il circo dove si esibiscono, per andare in giro a proclamare qualchessia rivelazione

Non è forse un po’ vezzoso immaiuscolire classicheggiando gli inizi di verso, soprattutto questi versi dove la scrittura non si piega ad ossequi formali fini a se stessi?

Perché un aulicheggiante inversione sintattica in “Verso il cippo con la Libia di confine” che s’inerpica di botto fra enunciazioni pianeggianti quali: “Gioielli in spatole d’osso e conchiglie / Ciotole in legno scolpito, piume di struzzo, frammenti / Di arredi funerari. / Io voglio che il mio secondo / Tentativo di fine / Avvenga in questo settentrione / Del Sud del mondo,” e poi ancora: “Le botteghe dei mercanti coi tessuti stesi, / I fondali degli orafi, la piccola moschea...”?

In : “Mirra è il profumo col quale l’amante / Conduce a sé l’amato / E Tunisi come un contagocce / Lascia filtrare attraverso il metrò / Cento maschi nuovi ogni mezz’ora / In cerca di refrigerio a Sidi Bou” la splendida arcata che poggia fra le aree semantiche di “mirra”, “profumo”, “contagocce”, “refrigerio” non ha forse una chiave di volta fragile in quella di “filtrare”? (mi stilla in testa semmai un “colare”, un “trasudare”, o forse è il “contagocce” che mi confonde le acque)

“Lieve il tessuto scivola la mano,” - non riesco a capire: manca forse una virgola dopo “tessuto” o, meglio, dopo “scivola” (supposizione indotta dalla cura meticolosa della restante punteggiatura)? O c’è un senso che mi sfugge nel forzare il comune uso intransitivo di “scivolare”?

“C'era per tutti spazio e un ruolo negli affreschi: / Il piacere il comando la progenie.” Urcavacca! Non è per caso un po’ satollo ogni dettato che spinge alla marchiatura categoriale, quasi alla china sdrucciolevole dell’assunto ideologico, quando è dato senza corto-circuiti, paradossi, o ironie? Giunto proprio a questi due versi durante la prima lettura, e memore di essere già inciampato all’inizio in “l'etero / Che fa perdere tempo”, stavo per abbandonarla con stizza. Avrei gettato il bambino con l’acqua sporca, lo so, ma di ottonati accordi in DO maggiore ho già fin troppo piene le orecchie. Preferisco ascoltarmeli in un contrappunto politonale.

Non fare ai versi altrui quel che non vorresti fosse fatto ai tuoi, dicono. Ma io lo vorrei…
Mario Bertasa
utente anonimo

#22   11 Gennaio 2008 - 09:05
 
p.s. ehm, neanche il mio era un elogio...

lorenzo
utente anonimo

#23   12 Gennaio 2008 - 12:55
 
Lorenzo, ho riletto meglio il tuo commento #15. All'inizio me n'era sfuggito il risvolto polemico. Ma a questo punto ho il sospetto di non essere stato il solo a leggerlo come un elogio. Vedi il #16 di Davoli.

Trovo in questi inediti-ennesimo "capitolo della letteratura di viaggio" una plasticità emotiva informata da un'esperienza reale, che non sa semplicemente di esercizio di genere. Sono però d'accordo che per leggerla bisogna scavalcare con l'occhio alcune leziosità, chicche esibizionistiche, ecc.
Mario
utente anonimo

#24   12 Gennaio 2008 - 14:00
 
Mauro, Lorenzo, grazie anche per le vostre note: ovviamente, come già dicevo più sopra, con l'autore on line ci sarebbe stata più opportunità per discutere anche il lato che fuoriesce dal «coro degli elogi». Inoltre il tempo a mia disposizione per curare con l'attenzione dovuta le discussione è sempre meno e spiace che magari assenze di questo tipo risultino avvallare la tesi del «commento positivo o niente». Ovviamente non è così e fa piacere constatare che anche di fronte all'autore, diciamo così, titolato non si perda l'occasione e la volontà di manifestare il proprio senso critico.

Senza nulla togliere a Lorenzo, grazie soprattutto a Mario, il cui dettagliato commento al #21 rimane comunque «agli atti» di liberinversi.
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#25   12 Gennaio 2008 - 14:16
 
Ovviamente il primo «Mauro» era sempre Mario. Scusate.
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#26   12 Gennaio 2008 - 14:57
 
Giuseppe Verdi, hai una IP label, divulgabile in quanto non riconducibile al vero IP (7843071ae13a966).

Questo blog ospita commenti pertinenti all'oggetto di discussione, rigetta contenuti offensivi, anonimi e dispersione dei contenuti. I tuoi commenti saranno ovviamente cancellati fino a quando non rientreranno nella classe di pertinenza, non molto difficile da raggiungere peraltro. Se ti basta la mezza giornata di notorietà tra una mia cancellazione e la successiva, fai pure.
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#27   12 Gennaio 2008 - 15:45
 
Vedi che uno era pertinente...quello in cui mi rivolgevo a lorenzo. Non ho scritto nulla di offensivo. Era solo un'analisi. Poi non sono anonimo cosa c'è di strano nel mio nome?
Cordialmente

Giuseppe Verdi
utente anonimo

#28   12 Gennaio 2008 - 17:16
 
scusa mario [ma allora il tuo non era un non elogio?], cosa vuoi dire con "plasticità emotiva informata da un'esperienza reale"? quale emotività è priva di "plasiticità"? quale emotività umana non è "informata" da "un'esperienza reale"? sono il grado e la natura di questa "informazione" o di questa "plasiticità" che dovrebbero giustificare lo sforzo del lettore per superare "con l'occhio" - ma anche con tutto il resto - le "leziosità", le "chicche esibizioniste", finanche le "Sculture mobili le prime dune/
Innalzate stanotte dal vento:"?

lorenzo
utente anonimo

#29   12 Gennaio 2008 - 20:17
 
Sì, Lorenzo, sono stato un po' contorto, provo a spiegarmi meglio:

in Maghreb finora ho potuto viaggiare solo grazie ai racconti di alcuni immigrati con cui ho condiviso un anno di servizio civile nel '93.
Gli inediti di Buffoni mi hanno risvegliato tante sensazioni legate a quei volti, agli scambi e alle confidenze di allora, come se fossero dell'estate scorsa, e questo credo avvenga perché queste sue scritture prendono le mosse (o almeno così pare palese, mi smentisca l'autore) da un vissuto, una scelta, un rifiuto, un abbandonarsi, ecc., non da una semplice emozione intellettuale né da un artefatto assemblare parole e immagini che suscitino un certo calcolato effetto, ecc.

Trovo però che fra questa profondità del sentire e me lettore si interfaccino eccessi di virtuosismo scrittorio per cui le "sculture mobili" delle dune (sto al tuo esempio, ma potremmo indagare altri passi in tale direzione) ad un certo punto non sai più se assegnarle ad un colto e inutile riecheggiare i Mobiles "scolpiti" da Alexander Calder o alla reale impressione di chi al mattino scopre mutato il profilo del paesaggio e prova un inatteso e pieno "guarire" in quel vento che ridesta alla meraviglia oggetti e atti consunti o ordinati secondo un certo cosmos addormentato... E allora ti dò perfettamente ragione: non si giustifica lo sforzo del lettore per riconoscere l'autentico sotto la crosta del "mestiere esibito" (o il categorizzare - alla Manlio Sgalambro?- di cui ho detto).
Il mio rimane un non elogio, anche se rileggo più volte questo Buffoni per cavarne mestiere. Per quanto la mia poetica sia più incline al "mestiere invisibile", comunque di mestiere sono assetato. Ringrazio chi, più colto e informato, in questa discussione ha suggerito anche altre letture buffoniane, così ho un utile strumento in più.

In ogni caso se dovrò mai a qualcuno indicare una visione suggestiva di un mondo che vive "tra il deserto di sabbia e il deserto del mare", non gli consiglierò questi inediti, ma la Despina delle "Città invisibili" di Calvino. Che era pure lui un virtuoso della mera combinatoria di parole e immagini e storie, un artefice di pure emozioni intellettuali, ma che aveva eletto tali procedure a campo d'esperienza di cui indagare e oltrepassare il limite. A vantaggio del lettore
Mario
utente anonimo

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