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giovedì, 01 giugno 2006

ADRIANO PADUA
MECCANICHE

 
CHIUSURA
 
la comunicazione si è interrotta e procede tutto nonostante tutta
la polvere che s’alza sulle terre disseminate d’odio e d’acri odori
forzate dalle marce degli eserciti custodi degli dei sterminatori
 
non c’è corrispondenza cronologica tra nome ed etimo tradito il simbolo
da dialogo a dizione del silenzio estranea al senso tanto quanto basta
a transitarne il limite prefisso degenerato in seno al corpo il verbo
 
emblema non ancora inerte e stabile possibile infrazione della regola
taciuto sovvertirsi interno ai piani franati in un dinamico trasfondersi
privati di rilievo ma visibili tracciati in dimensioni artificiali
 
 
 
negandosi il passato come tempo ai nostri occhi e alla parola stessa
è disorientamento e mutazione di stasi in stasi è trama del procedere
dall’atto alla potenza in retroverso vettore e moto senza direzione
 
è relazione incognita al passaggio di simultanei varchi che si snodano
per scindere le fini in altri intrecci con l’approssimazione del caotico
procedere nel labirinto d’orbita formatasi deviando dall’ellissi
 
sentiero del sentire inaccessibile chiusura della lingua che involuta
nasconde per eccesso di semantica mancante nel supporto e nel messaggio
il canto che per flusso si diffonde sonora sponda d’onde non udite
 
 
*
 
 
     Amen
 
risulta constatabile che il corso
procede della storia non arreso
      
disposti i meccanismi negli appositi
vuoti che in negativo si denotano
i segni confluiscono nel tempo
cumulo di frangenti conseguenze
ogni respiro breve consumando
nell’aria che circonda e ci resiste
di questa quiete a sangue conquistata
luogo nostro comune e consapevole
motore di strutture distruttive
 
sistemi ne quantificano i morti
come la necessaria e marginale
perdita per il bene dei mercati
 
*
 
permane questo stato d’emergenza
l’obliquo squilibrarsi
dei corpi in traiettorie non descritte
ruotando intorno a un punto di rottura
dal quale sono solo le parole
a separarci
come creando invano ancora nuove
distanze che intercorrono tra i nostri
silenzi ed i muri violenti
eretti a formare
comparti di pietra e di vetro laddove
la fede crudele è protetta al sicuro
dai cani da guardia del mondo
che dormono e sognano tesi
e ipotesi in nuovi teoremi
su strane figure geometriche
 
*
 
i cani che abbaiano sembra non abbiano pace
e gli uomini invece la cercano a costo di uccidere gli uomini
i versi deragliano e franano in loro le nuove parole ed i nomi
si perdono ancora incompiuti e confusi sfumando nel transito delle
auto che frenano e stridono i loro pneumatici contro le strade
di questa città che proietta se stessa al di fuori dei propri confini
dissolti e non più percepibili come concetti spaziali unitari
dischiusi dall’accelerare improvviso del moto possibile verso l’esterno
 
le fabbriche vive di notte hanno anime fatte di piombo e petrolio
il loro frastuono è la voce del mondo di oggi che saturo vibra
e formula frasi che dirti vorrei se soltanto dal resto potessi distinguerle
 
ma adesso mi trovo costretto a scolpire nel niente materia verbale ed inerte
fonetico magma vischioso che estratto dal mondo dei suoni impalpabili
precluse le azioni sentenzia la loro esistenza soltanto in potenza
 
 
 
 
Da Monitor - Fosforescenze (da cielo a cielo)
 
l’accento cade a vuoto sulle decime
cercando in bocca i decibel del suono
che vanno dissolvendosi e nel cedere
ritornano la cenere che erano
 
dentro il silenzio nostro che pietrifica
croste d’inchiostro in trame di catrame
forme del buio e vene che ne tremano
ombre che notte inghiotte nello stomaco
 
***
 
sono parole per i morti nuove
bruciano nella fibra delle stelle
 
esplose nei silenzi di tensione
marchiando a fuoco questo cielo schermo
 
percorrono a ritroso negli spazi
sequenze provvisorie di segnali
 
pesando come sangue sopra i polsi
che freddo si condensa nei condotti
 
tremano nelle insegne i nomi in neon
grida la notte oltre gli occhi i sogni
 
e brulica di kaos e di cose
divisa dalle lamine di luce
 
quello che non accade è poesia
indistinguibile da tutto il resto
 
***
 
s’annidano le voci dappertutto
le urla che si levano lo sono
al cielo velenoso mentre il suono
di guerra che s’amplifica nel fondo
riempie d’onde i timpani e li rompe
tra i fosfori colori che si fondono
 
 
nel marmo delle statue ferme immobili
nei vortici barocchi negli specchi
che agli occhi riconducono e riflettono
la luce riprodursi tra spirali
aggrovigliate ai corpi degli oggetti
soggetti ad una legge senza logica
disposti nello spazio circostante
costanti mantenute le distanze
 
 
si fanno percepibili nel sangue
diventano di fuoco dentro al ventre
bruciando i nervi e agitano scosse 
nei centri del dolore e nel cervello
contaminando l’io che m’invade
in varietà di forme la poesia
 
***
 
l’aria alle prese con il non possibile
frammista a sabbia e polvere da sparo
affievolisce il canto delle fiamme
covando luce e cenere nei fuochi
mentre le ombre agitano i muri
e avanza il buio a branchi di paure
 
il corso di ogni cosa tende al tempo
verso la fine senza alcuna origine
nella voragine dove il silenzio
accumula il non detto e lo dimentica
 
la contraerea chiama la preghiera
s’impregna il cielo di fosforescenza
 
nei sogni elettrici nei versi dispari
le partiture d’odio si declinano
 
***
 
non una storia non un sogno questo silenzio semina
soffio e non luce frequenza che il buio subisce e leviga
trama di termine in blocchi sospesi e rintocchi
nuova abitudine e vista del verso per retro d’immagine
dentro la gabbia dei globi oculari che occlude i colori
laddove la lima per mano rimane e poi s’agita e preme
profonda come in sangue rigirandosi a spaccare i capillari
dal piano remoto in cui sorgono scisse e concrete
le parti e le pause sospese che fanno discorso
protèsa a procedere oltre al contagio all’ascesa
nel farsi saliva del suono che in bocca stentato s’accenna
ai moduli d’aria teatro non gesto del dire
che espresso nei segni e nei codici in vertice emerge
e per spazi traversi oltre i vincoli ad alba s’inscena
 
 
 
 
Da Scansione (meccanica) della notte
 
notte costretta in morsa di tenaglia
ferita a luce da coltelli stelle
colante di bagliore al riluttare
degli echi soffocati di calante
luna che crepa in quarti come musica
e creola s’assorbe di silenzio
parte di se negando agli spartiti
composti nel violarsi delle orbite
 
di rime nella mescola rimaste
intrise d’italiano tecnologico
a contestare al testo norma e forma
sincronizzate in loop al rituale
ripetersi narcotico dei suoni
che stona tramortite percussioni
nel riportare i versi fuori secolo
a tramutati metri e lingue e traumi
 
*
 
non dirmi una parola anzi ansima 
come a negare ogni rimanenza
che senza alcun motivo sia possibile
della verbalità che ci distingue
spugna che impregna sé di senso e d’acido
che stringe ai denti morsi e suoni in forse
e stinge nel carnoso della lingua
del suo colore opaco caricando 
in controsenso musica e dolore
quest’aria che trasporta nel rumore
un sibilo un sussurro un altro nome
riflusso d’una voce che riflette
trasbordi d’odio gia fraintesi a monte
nel giorno che senz’ora e senza luce
frantuma negli schermi d’ogni dove
i corpi aerei ed indeteriorabili
dalla stabilità del mutamento
in anima traditi a fondanotte
 
*
 
parole contro norma ed armonia
espresse senza forma né spessore
anomale colando come siero
dagli esiti esitanti del pensiero
disgregano nel magma del semantico
al culmine della tensione intensa
di suoni e segni a dilatarsi in verso
ed oltre le normali variazioni 
cromatiche del giorno e della notte
nei luoghi marginali all’universo
teatri del silenzio della luce
che s’infinisce cieca ed imminente
il mondo si dissolve in processioni
di astri in morte verso l’occidente
 
*
 
chiara materia l’alba in scena scivola
sciorina luci a sciami contro i luoghi
cova le sue poetiche vendette
scemando nelle grigie scie dei roghi
scempio luminescente della notte
nel cielo che si vuota grave e livido
e emette un lieve e vivido brusio
vibrando un breve brivido nel ruvido
silenzio dal palato alla parola
che arriva fino in gola a strofinarsi
e strema strangolata in muta strofa
così evitando il sadico esercizio
linguistico dell’atto di potere 
che è l’uso dell’idioma in sé e per sé
 
 
 
Adriano Padua è nato a Ragusa nel 1978. Studia scienze della comunicazione presso l’Università di Siena e si occupa di poesia, informazione ed organizzazione di eventi culturali. E’ co-gestore del blog collettivo Absolute Poetry e collabora con la redazione on line de “L’Unità”. Suoi articoli e testi poetici sono apparsi su riviste e siti web.

Postato da: Massimo73 a 11:48 | link | commenti (57) |
adriano padua


Commenti
#1   01 Giugno 2006 - 11:50
 
Un grazie subito ad Adriano Padua che partecipa a LiberInVersi con questa selezione di testi. Un grazie a tutti quelli che interverranno nella discussione, che auspico come sempre costruttiva. Buona poesia.
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#2   01 Giugno 2006 - 12:54
 
be', qui sono avvantaggiato, dal momento che sono a conoscenza di diversi testi dell'amico Adriano :)

noto questo doppio endecasillabo nella lirica di partenza.
Anche se Adriano dice di inseguire un po' la metrica quantitativa di Pavese, questo insistere su versi lunghissimi (tipico delle ultime composizioni di adriano) mi fa venire in mente alcune considerazioni di Ginsberg e di Marianne Moore, che vedevano il verso come il tempo di lettura che si poteva sostenere in un sol fiato. Infatti proverei a leggere alla Ginsberg il primo pezzo, con voce atona, secondo una colata lavica.

Chiaramente il metro di ginsberg non è un doppio endecasillabo ;)
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#3   01 Giugno 2006 - 12:56
 
una domanda: il titolo "Meccaniche" è stato scelto da Adriano o dall'editor Massimo? :)
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#4   01 Giugno 2006 - 13:31
 
Voc, il titolo mi è stato suggerito da Adriano in persona.
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#5   01 Giugno 2006 - 13:39
 
Vabbe', ho chiuso il messaggio prima di finirlo: spreco di banda e di spazio, ma incremento di numeri. Volevo dire che mi è parso molto pertinente (poi eventualmente confermerà l'autore) il tuo riferimento, Voc, alla poesia di Ginsberg e della Moore. Ho a lungo questionato anche io sui versi doppi (sempre ricordando che il doppio endecasillabo non è il metro di Ginsberg) e in questa prima composizione (che mi piaceva mettere all'inizio col titolo che ha) leggo davvero un certo riferimento al verso di Pavese (anche se non anapestico, in questo caso). Bravo Voc.
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#6   01 Giugno 2006 - 14:26
 
voc mi stupisce per come riesce a penetrare i miei testi. così giovane e ho già trovato il mio critico ideale! :-) il verso da leggere tutto d'un fiato con voce atona, senza interpretazione, l'assenza di punteggiatura favorisce questo tipo di lettura. che è la mia. il bianco tra verso e verso è il respiro.

il doppio endecasillabo però è meno adatto per la lettura ad alta voce, così come il semplice endecasillabo, che lo è ancor meno. Sto lavorando su testi più adatti alla lettura, una silloge che ha per titolo "radiazioni". qua mi sembra di vedere testi simili: "non una storia non un sogno...."
e i "cani che abbaiano......"

meccaniche sarebbe il titolo del mio libro (fantasma). riporto qui le due poesie in epigrafe al libro:


poesia è fare spiragli, produrre crepe,
segnare filiture dentro
il sipario, dentro la Parete
Sbarrata

poesia è lotta contro la notte
poesia è notte contro la notte

poesia è urto con la voce
poesia è attrito con la pelle del Drago

poesia è così
è così e così
e così sia.


Emilio Villa



Così non essere legati ad un contesto-contestare
così non aspettare revisione-condannati
così fuori tribù fuori scheda o catalogo-essere salvati
come se dio nascesse preghiera per preghiera
come se ogni ostaggio impugnasse la storia
come se ogni sillaba contestasse il poema
Corrado Costa

un saluto a chi passa a leggere, un grazie al padrone di casa e uno al critico voc.

Adriano
utente anonimo

#7   01 Giugno 2006 - 14:44
 
Ah, di allen mi sono ampiamente nutrito, i beat fanno parte indubbiamente della mia formazione, anche burroughs, corso, ferlinghetti. La moore la devo approfondire.lettura occasionali.

mi piace ricordare anche emanuel carnevali, italiano emigrato in usa molto apprezzato dai beat che fece una vita piuttosto tormentata e irregolare, come molti ai tempi. Una bella canzone dei massimo volume è su di lui e si intitola come il suo romanzo. primo dio.


adr.
utente anonimo

#8   01 Giugno 2006 - 16:43
 
ricordo un andamento anapestico nell'ultimo Palazzeschi che rifaceva la punta alla metrica...

caro adriano, è un piacere entrare nelle tue poesie :)
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#9   01 Giugno 2006 - 20:06
 
Adriano, crei un universo verbale parallelo, in cui ogni accorgimento di suono e di ritmo è la legge che regola questa esistenza altra della parola: non solo scritta, ma anche letta, come precisi. nella lettura questo spazio prende forma, emerge dal caos suggerendo figure alternative, che si sbaglierebbe a ritenere solo figure retoriche. io ci sento il senso di un progetto, come se dal suono, dal ritmo, dalla voce potesse davvero indovinarsi l'anima del mondo, e intravedendo questa si potrebbe finalmente cominciare a vivere. solo così gli universi paralleli si fonderebbero e tutto ciò che è separato potrebbe cominciare a convergere, a dare un disegno più unitario. la poesia cambia la vita? lo sai che io ci credo...
un saluto a tutti (speciale ad Adriano e al padrone di casa)
fabry
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#10   01 Giugno 2006 - 20:08
 
avevo scritto un bellissimo commento: ho fatto "clic" e ho letto: "impossibile visualizzare la pagina". ora devo fare l'insulina a don Mario, ma prima o poi ci riprovo...
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#11   01 Giugno 2006 - 22:11
 
@voc: accomodati pure

@fabry: la poesia cambia la vita. questo è sicuro. ma la vita riesce a cambiare la poesia con altrettanta facilità.

indovinare l'anima del mondo, "indovinare", bellissimo. non si può mica conoscere, ma si può indovinare attraverso la parola-voce-pneuma (respiro, ma saulo di tarso chiamava così anche lo spirito. e le lettere di saulo sono lettere che hanno bisogno di essere lette ad alta voce per farsi spirito, partendo dal respiro.

un abbraccio

Adriano
utente anonimo

#12   02 Giugno 2006 - 00:21
 
Una breve nota che riguarda da vicino i primi due testi della selezione. Ci leggo una fitta relazione fra il suono e la semantica del testo, quasi un fonosimbolismo (anni luce lontano da quello pascoliano) che lega una sostanziale sfiducia nelle cose a venire (la chiara definizione delle innumerevoli cose "in potenza") all'andamento del verso quasi rotolante, che si trascina magmatico all'ultima sillaba e poi come Sisifo riprende la fatica. Sembra banale oggi parlare di sfiducia nel progresso, ma l'uso di terminologia scientifica in una nube fosca e poco rassicurante, indurrebbe a pensare a ciò. La parola sta comunque sempre al centro; in processi continui di risemantizzazione, nell'inseguire la cosa-tecnica disumanizzata, ecco che perde il suo appiglio, la sua radice nella terra. Le cose artificiose e la storia minata dagli artifici costringono la lingua a continue sofisticazioni. La parola-tecnica che si disumanizza e diventa il libretto di istruzioni per la morte.

"l’obliquo squilibrarsi
dei corpi in traiettorie non descritte
ruotando intorno a un punto di rottura
dal quale sono solo le parole
a separarci
come creando invano ancora nuove
distanze che intercorrono tra i nostri
silenzi ed i muri violenti"

Saluti
Simone
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#13   02 Giugno 2006 - 01:44
 
Voc, Molesini dice che -nella poesia italiana- è l'endecasillabo il metro massimo per la pronuncia in una sola emissione di fiato; se c'hai l'ufficio accanto al suo, chiedigli spiegazioni :)
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#14   02 Giugno 2006 - 10:58
 
Un saluto a Fabry, a Simone e all'autore: spero possa intervenire ancora, ma credo che oggi sia un po' impegnato. Adriano, volevo dire che la poesie che hai scelto per mettere in epigrafe sono davvero molto molto belle. Quella di Villa, poi è così emblematica della mia visione di poesia che mi sarebbe piaciuto poterla mettere io :)

Fabry, sembra che il tuo commento al #9 sia comunque comparso: spero che tu non abbia avuto nulla di cancellato.

Simone, sì, confermo e sottoscrivo quanto dici: la parola sta comunque sempre al centro, processi continui di risemantizzazione, nell'inseguire la cosa-tecnica disumanizzata, ecco che perde il suo appiglio, la sua radice nella terra. Quella di Adriano è una delle poche poesie che sento davvero vicina, in espressione e in «manifesto», ed è curioso che sia io che lui siamo arrivati all'espressione in versi nello stesso periodo. Alla stima per la poesia, quindi, ci tengo a dire che si aggiunge una sorta di gemellaggio cronologico e una sorta di affinità che sento viva.
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#15   02 Giugno 2006 - 11:22
 
sul blog di Gianfranco a proposito delle poesie di Adriano parlavo di "strepitosa coalescenza tra forma e contenuto" più che di "fonosimbolismo" (la poesia di adriano non è fonosimbolica perché non rientra nel simbolismo, semmai funambolica ;). Tuttavia il senso di quanto dice giustamente Simone è chiaro. La struttura significante della sua poesia gioca a rimpiattino con la semantica, è orientata su assiologie altre, anzi le ribalta.

Be', Ginsberg non sarebbe stato d'accordo con Molesini, almeno per quanto riguarda una metrica anglosassone :D
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente vocativo

#16   02 Giugno 2006 - 11:37
 
Voc, tra il laureando e il dottorando la differenza c'è; e si vede :)
Ciao
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#17   02 Giugno 2006 - 12:12
 
Adriano è uno dei pochi poeti che, consapevolmente o meno che sia, sta inoltrandosi nei territori della poesia rivestito, come seconda pelle, dell'humus più profondo della "lectio villiana". Il che non significa riprenderne temi, atteggiamenti, soluzioni, tutte cose praticamente impossibili, ma viaggiare con lo sguardo armato di stupore, da una parte, e consapevolezza concettuale dall'altra. Tra stupore e consapevolezza si apre una terra di nessuno che abbraccia in un solo sguardo, come in una visione che cancella ogni differenza, il magma lavico, informe, delle origini, cioè la ricerca della struttura e del fondamento originari, e la frana di un universo imploso nella sua presunzione, tutta moderna, di ridurre il caos primigenio a ordine meccanico. Inconsciamente, credo, il poeta si pone nell'ottica dell'antico "nomotètes", di chi stabilisce regole attraverso le quali definire il senso di un universo possibile. Il "facitore di norme", in questo caso, agisce fuori e contro ogni norma, perché la sua non è la ricerca di un "kosmos" contrapposto all'informe, ma solo un lavoro di percorrenza e scavo che ha come ritmo il respiro affannato delle cose nel loro ultimo trascolorare e il soffio albeggiante di un mondo di fronte agli specchi della prima pronuncia. Il lavoro di scavo, inoltre, destruttura le forme date...

continua..

Mal 470
utente anonimo

#18   02 Giugno 2006 - 12:43
 
Il lavoro di scavo, inoltre, destruttura le forme date non dall'interno (si tratterebbe, in questo caso, di crearne delle nuove, a loro volta immediatamente aggredibili dalla "storicità" del disfacimento), ma le guarda nel loro "inevitabile" dileguare, cercando di raccogliere qualcuna delle parvenze possibili che assumono in questo moto incessante che, nella metamorfosi, le accompagna, le precede e le segue. Il lavoro sul sonetto, ad esempio, mi sembra esemplare in questo senso, così come quello teso ad enucleare tutte le potenzialità, non solo metriche, di un endecasillabo liberato dalla sua tradizionale propensione a rinchiudere e a ridurre l'universo a frammento, osservabile e decodificabile sempre. Questa poetica, in definitiva, rovescia anche l'ottica "naturale" del suo stesso farsi: non è orientata verso un punto preciso della mappa del dire, non parte da nessuna consapevolezza a priori, in base alla quale ricondurre il mondo a una serie di coordinate pre-stabilite, ma si costruisce nella cangiante, erratica dimensione dello spazio che crea: il luogo esatto dove la pupilla assiste alla sua stessa metamorfosi: a una interminabile, inquieta maternità di voci.

Mal 470

p.s.

Invito a leggere con attenzione alcuni degli spunti che Vocativo ha lasciato su questi testi anche il altra sede. Credo che abbia definito delle istanze teoriche ed ermeneutiche ineludibili per la comprensione e l'intellegibilità dell'opera.
utente anonimo

#19   02 Giugno 2006 - 12:57
 
Un saluto anche a Michele. Invidio Adriano e oggi, un po' anche tutti gli autori che passando per liberinversi, per le belle letture che ne vengono fuori. Lo so e anti-professionale, ma lo dico per complimentarmi ancora una volta con i lettori di queste pagine.

Ecco, l'aspetto dello stupore, dieci, cento, mille volte detto qui, è, credo fondamentale per definire la poesia tutta, i suoi confini. Mi ha fatto piacere riconoscerlo come elemento definitorio in quanto dice Michele al #17. Leggere più Emilio Villa farebbe del bene alla poesia contemporanea.
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#20   02 Giugno 2006 - 13:32
 
Ci sono, a corrente alternata, anche oggi.

in ordine:

Simone fa centro, il quasi-fonosimbolismo, e sottolineo il quasi, si può rilevare in alcuni versi come "nel transito inscritto nei solchi stridenti d'attrito" dove lo stridere viene reso mediante i gruppi tr scr str attr che lo richiamano foneticamente.

la sfiducia nel progresso e nell'uomo è evidente, ma si aggrappa ad un'utopia terrena, irrealizzabile in quanto utopia ma necessaria a realizzare la vita.

A mal dico soltanto che copio, incollo e conservo. Quando si dimostra una tale profondità di lettura non c'è nulla da aggiungere ma soltanto da leggere e riflettere.

Massimo anch'io ho colto alcune affinità, ma il tuo verso ha una cadenza più "classica", caproniana direi, ci accomuna parte del lavoro formale.

Armiamoci di stupore, e partiamo......

ecco di cosa siamo armati noi, mentre qui a roma l'esercito sfila davanti alle istituzioni tutte, incluso anche Fausto Bevtinotti Tvussavdi, che avrei preferito sinceramente vedere sotto le bandiere arcobaleno, anche da presidente della camera. Il poteve logova il paficismo.....
utente anonimo

#21   02 Giugno 2006 - 13:51
 
Era Adriano :)

Grazie per la risposta: ti confermo in via personale che riconosco maggiore "contenimento" nella mia poesia. Sì, armiamoci di stupore e partiamo.
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#22   02 Giugno 2006 - 17:15
 
Mal-Michele,
molto interessante quello che dici, soprattutto in un paio di passaggi dai quali ri-prendo spunto:

1) il "facitore di forme" che compie un percorso di scavo, senza meta, ma solo si muove nello iato che si approssima "alla prima pronuncia";

2) la forma metamorfica e cangiante che rifiuta "coordinate prestabilite": si veda il potenziale exergo con l'ultimo verso della seconda poesia (Corrado Costa):
"come se ogni sillaba contestasse il poema".

3) lo spunto villiano (se quelle che Adriano ci fa leggere troneggeranno ad exergo del suo libro, be', quale più chiaro segnale e orientamento?)

4) "maternità di voci". ecco, questo è un punto fondamentale, che si lega alla ricerca della prima pronuncia e a tutto quanto detto finora su Adriano. Non paternità: la forza generatrice è sempre femminile ed adriano lo sa bene (senza voler cedere niente alle stupidaggini danbrowniane che ci perseguitano di questi tempi).
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#23   02 Giugno 2006 - 17:18
 
ah, Simone, il laureando procede benissimo ;)

Mannaggia Adriano, anch'io sto temendo per una orrorifica metamorfosi bertinottiana (spero sia solo protocollo e nulla più). I colori della pace erano solo sulla sua spilletta (non si saranno mica stinti all'interno?)
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#24   02 Giugno 2006 - 19:28
 
Bene, mio caro quasi coetano Vocativo, permettimi solo una "piccola" precisazione su Villa (di cui tutti lodano la grandezza, ma che purtroppo pochissimi hanno letto, vista l'idiozia imperante e senza rimedi dell'editoria letteraria italiana). Quando parlavo di "lectio villiana" come ascendente fondante la scrittura e la ricerca di Adriano, non mi riferivo tanto ai versi sopra citati, quanto piuttosto alla direzione segretamente marginale e refrattaria del suo percorso, tutto spiragli, crepe, fenditure. Ad essere precisi, stavo pensando essenzialmente alle traduzioni di Villa dalla Bibbia e da Omero, da una parte, e a "Strumenti" dall'altra: cioè al complesso laboratorio dove vengono approntati gli utensili umanissimi per la creazione (un vero "parto di luce") di una lingua stupefacente, radicalmente, e preventivamente, esposta al rischio dell'abissalità. In un'età in cui si rifiuta l'idea stesso di "maestro" o si esibiscono come tali autori che al massimo potrebbero essere dei discreti "insegnanti", rifarsi a uno dei due o tre veramente "grandi" (nell'accezione dantesca del termine) del Novecento, è un titolo di merito non indifferente e dice della serietà dell'itinerario di ricerca intrapreso. Tanto per fare un esempio, il "divino" che zampilla da quelle traduzioni è quanto di più inarrivabile possa esistere per la penna di moltissimi tra quelli che fanno del divino storicizzato la materia prima della loro poesia: perché espresso in una lingua che si ramifica e si contorce fino all'impossibile, che sprofonda e si innalza ad altezze inverosimili: la lingua delle origini, la lingua che esiste solo se è perenne flusso e mutamente delle strutture con cui vuole farsi voce: la lingua di dio.
La poesia di Adriano muove proprio da questa urgente incandescenza. Sta solo a lui guidarla verso gli orizzonti dove essa è naturalmente
indirizzata.

Mal 470
utente anonimo

#25   02 Giugno 2006 - 19:54
 
Caro Michele, hai ben spiegato e definito quanto detto intorno a Emilio Villa. Io stesso, che lodo la sua grandezza, ammetto di averne letto poco, pochissimo: io mi definisco a volte il "rovistatore" delle pagine web e ho letto il poco di Villa che si trova sulla rete, mai riuscendo ancora a trovare in una libreria (della mia zona). Anche se andate su un sito qualsiasi per la vendita di libri on line non troverete molti titoli (anzi, dei sette otto, due sono saggi e due, in media, difficilmente reperibili). Mi ero ripromesso di proporre qualche saggio su di lui, su queste pagine, ma ahimé, sono limitato in questo. Michele, se avessi voglia di dare un supporto intorno a questo autore, se avessi conoscenza di qualche breve saggio, non hai che da contattarmi all'indirizzo sopra.
Sono poi d'accordo su quanto da et detto intorno all'urgente incandescenza della poesia di Adriano. Al largo dello stupore, la lingua è perenne flusso, funzione omeomorfa di e su stessa, è metafora in divenire, è divenire.
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#26   02 Giugno 2006 - 21:19
 
Massimo, a quanto mi risulta, una delle opere più facilmente reperibili di Emilio Villa dovrebbe essere il primo volume delle "Opere" pubblicato anni fa da Coliseum. Basta scrivere una mail alla omonima libreria romana e richiederlo, sperando che ne abbiano ancora qualche copia. Per il resto, per non appesantire il tutto con un elenco di scritti che non trovereste in circolazione, tranne un miracolo, ti rimando al lavoro e alle informazioni su Villa (li trovi sul suo sito) che uno dei tuoi ospiti, Marco Giovenale, sta mettendo a disposizione di tutti con encomiabile fervore, per colmare una lacuna che inficia, secondo me, la reale comprensione della complessità dei percorsi fuori canone del Novecento.
Lì troverai anche, tra le altre cose, il riferimento a un paio di bellissimi saggi recenti sull'opera di Villa, dai quali risalire a una bibliografia accettabile. Mi risulta, comunque, avendolo letto da qualche parte, che Biagio Cepollaro avrebbe intenzione di pubblicarlo nella sua collana di e-book (un bel colpo davvero), ma la cosa più grande sarebbe che tutti coloro che posseggono copie di suoi scritti li mettessero in rete a disposizione di tutti. Un'altra fonte indispensabile da consultare al riguardo (e non solo), ma questa è solo una mia idea, sarebbe il grande Nanni Cagnone.

Mal 470
utente anonimo

#27   02 Giugno 2006 - 21:22
 
Dimenticavo!: anche Adriano dovrebbe saperne qualcosa, a quanto mi risulta. ;)

Mal
utente anonimo

#28   02 Giugno 2006 - 21:41
 
Massimo, passo e chiudo, per non rubare altro spazio alla discussione sui testi di Adriano, con un paio di riferimenti bibliografici più precisi.
Un libro fondamentale è: A.Tagliaferri, "Il clandestino. Vita e opere di Emilio Villa", Roma, Derive e Approdi, 2004.
La casa editrice Bibliopolis di Napoli, ha pubblicato, sempre nel 2004, alcune traduzioni dalla Bibbia (Cantico e Proverbi); mentre nel 2005 sempre Derive e Approdi ha ristampato la traduzione dell'Odissea. Se poi vi capita, provate a cercare la prima edizione del 1964 pubblicata da Guanda. Io, al massimo, posso inviarvi una foto dell'opera che conservo sotto teca: potete sempre dire di avercela anche voi!!! :-))

Comunque, vi consiglio di chiedere lumi a Giovenale, una vera autorità in materia. Buona serata e buona continuazione a tutti.

Mal 470
utente anonimo

#29   02 Giugno 2006 - 22:54
 
Mal, avevo inteso che NON ti riferivi alla poesia in exergo (anche se quella rappresenta comunque una testimonianza fondante) ma a un percorso accidentato di marginalità.

Comunque le precisazioni non fanno altro che migliorare e chiarire la visione degli altri :)
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#30   03 Giugno 2006 - 00:23
 
Confermo di essere io privo di firma al#20

confermo la disponibilità alla coliseum del vol.1 delle opere poetiche. L'unico pubblicato, vol.2,3 etc. sono nei nostri sogni

confermo l'autorità del giovenale, col quale spesso toccammo l'argomento

confermo i libri segnalati da mal, quelli derive approdi sono entrambi a cura di aldo tagliaferri, quello bibliopolis è stato il primo volume della collana di mariano baino

aggiungo "zodiaco" empiria edizioni, con testi prevalentemente in latino, francese, italiano

aggiungo "letania per carmelo bene" scheiwiller, non troppo remota edizione, credo 1992

aggiungo un libro di scritti su alberto burri (che villa scoprì per primo, poichè il nostro eccelleva nella critica d'arte e nella poesia visiva almeno quanto eccelleva nella poesia scritta, ed ebbe folgoranti e premonitrici intuizioni) ed. le lettere, del quale non ricordo il titolo

aggiungo invidia bibliofila per il libro da mal posseduto

aggiungo che a mio avviso l'opera e la vita di emilio villa rappresentano un iperuranio artistico, definirlo poetico è molto riduttivo, che non mi pare più raggiungibile al giorno d'oggi.

Chissà domani......

confermo e aggiungo, insomma

buonanotte

Adriano
utente anonimo

#31   03 Giugno 2006 - 00:33
 
Poesia 'teoricamente' interessante. Notevole ricerca sul linguaggio che diviene linguaggio.
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#32   03 Giugno 2006 - 00:37
 
dimenticavo. Massimo forse fanno al caso tuo questi due articoli di lello voce, che sulla conoscenza villiana è esperto di pari rango al giovenale

http://www.lellovoce.it/article.php3?id_article=158 (il caso villa)

http://www.lellovoce.it/article.php3?id_article=165 (que viva villa)


e questo saggio di cecilia bello

http://www.mumumu.it/sezioni/snobel/archivio/bello-linguaggio.html
utente anonimo

#33   03 Giugno 2006 - 00:43
 
Grazie Gianruggero,

mi piacciono i tuoi commenti flash, ne ho letti spesso, sempre ben calibrati. hai il dono della sintesi. Buona notte anche a te
utente anonimo

#34   03 Giugno 2006 - 09:37
 
Adriano, Michele, grazie davvero per questa esaurientissima carrellatta bibliografica ed editoriale. Passo direttamente (e virtualmente) alla Coliseum per verificare. Quanto a Giovenale, sapevo, ma a dire il vero, pur seguendo con costanza slow-forward, non mi sono accorto del materiale su Villa. Michele, se hai il link preciso, se no non importa, chiedo a Marco che è sempre gentilissimo.

Mi scuso con Adriano se ho dirottato un po' di risorse su l'affaire Villa, ma liberinversi è un po' così, una blackbox dell'apprendimento che riflette i "buchi" e la voglia, tempo permettendo, di colmarli del suo gestore. Sono convinto però che tutto questo sia un riconoscimento in primis alla tua poesia, che conferma la sua vitalità e la sua ispirazione. Grazie.

Un saluto a anche GianRuggero, sempre il benvenuto su queste pagine.
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#35   03 Giugno 2006 - 09:37
 
grande padua, sai che sono disumanamente ancora a roma e senza mezzi né tempi per scrivere, ma un'orma la voglio lasciare. adrià è su una buona, buonissima strada. abbr, luì
utente anonimo

#36   03 Giugno 2006 - 09:41
 
Dimenticavo: grazie anche per la segnalazione degli articoli di Lello Voce, i quali però avevo già letti.
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#37   03 Giugno 2006 - 09:50
 
Ehm... La Coliseum ha solo un indirizzo di posta tradizionale ? :| Non si trova nessun segno di presenza in rete...
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#38   03 Giugno 2006 - 09:57
 
Al vostro servizio.

www.slow-forward.splinder.com/archive/2006-01

www.italianisticaonline.it/2006/emiliovilla4

lib.coliseumattiscalinet.it

Il libro a cui fa riferimento Adriano è: "Pittura dell'ultimo giorno: scritti per Alberto Burri, Firenze, Le Lettere, 1996

Mal 470
utente anonimo

#39   03 Giugno 2006 - 09:59
 
lib.coliseum@tiscalinet.it
utente anonimo

#40   03 Giugno 2006 - 10:14
 
Al "disumano" Nacci.

Su Adriano hai proprio ragione. E anche qualcosa in più.

Mal
utente anonimo

#41   03 Giugno 2006 - 10:17
 
Eh be', qui si vede la superiorità :) Sto armeggiando con Google (non Stefano, s'intende) da mezz'ora, controllare i tempi delle risposte, ma non trovavo un fico secco. Grazie mille, anche per le pagine dirette, quella su Slow-forward m'era scappata.
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#42   03 Giugno 2006 - 11:58
 
massimo, a questo punto dovresti proporre una serie di interventi su Villa, coinvolgendo Giovenale, Lello Voce e quant'altri.

un caro saluto
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#43   03 Giugno 2006 - 12:05
 
E bravo Voc :) Stavo giusto macinando :) Marco è presissimo, lo so già, a meno che non abbia qualcosa di già pronto. Indicazioni sull'indirizzo di Lello Voce ? Cert'è che dovevo anche invitarlo come autore... Una cosa per volta :)
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#44   03 Giugno 2006 - 13:15
 
saluto nacci, il disumano ammutinato triestino in trasferta a roma. Andate a vedere l'installazione del poema, galleria michelangelo, zona piazza navona (come la coliseum). ne vale la pena

Massimo, mi auspico discussioni su villa su queste pagine. l'indirizzo di voce lo trovi sul suo sito, credo. C'è un suo saggio su villa molto bello uscito su baldus.

voc ieri mi sono inconsciamente fatto condizionare dalla tua presenza ed ho scelto un agl. del vulture feudi san gregorio vigne di mezzo 2003. prosit! :-)

ciao

Adr.
utente anonimo

#45   03 Giugno 2006 - 14:13
 
Grazie Adriano: vero, sul sito c'è l'indirizzo di Lello Voce. Scriverò.
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#46   03 Giugno 2006 - 14:33
 
A Voc e Adriano.

Voi due non me la contate tanto giusta! Dietro la vostra cultura enologica, si nascondono due alcolisti, nemmeno tanto anonimi. Vi tengo d'occhio, ragazzi (ma solo per strapparvi al "vizio"...). ,)

Mal
utente anonimo

#47   03 Giugno 2006 - 14:45
 
in quanto a cultura enologica il voc mi straccia, caro mal. Sono altre le mie specialità....... ;-)

adr.
utente anonimo

#48   03 Giugno 2006 - 18:31
 
@ Oddio, Adrià! l'aglianico del vulture di Feudi San Gregorio! noooooo. Mi scadi sullo stile internazionale! Quell'aglianico ha ben poco dello stile del vulture, in tutta sincerità. Da quando c'è stata la sostituzione Cotarella al posto di Moio alla guida enologica della celebre azienda campana in compagnia di Mario Ercolino, devo dire che il legno nuovo è diventato quanto meno ossessivo. Troppo troppo troppo. Mario Ercolino si è fissato con i muscoli e la frutta. Ahimé, tutto a discapito della freschezza della beva.

Ora per rimediare sul Vulture devi bere l'aglianico di Donato D'Angelo ;)

@ Massimo: secondo me Lello Voce inserirà un post audio :D

@ Mal, non preoccuparti, sono un bevitore quasi per "professione", bevo con gusto e nelle giuste dosi ;) Se vuoi leggere alcune mie cose in ambito enologico e dintorni devi andare sul Collettivo Soda nella rubrica Metanolo o scartabellare qualcosa nel mio blog :D prosit!
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#49   03 Giugno 2006 - 18:35
 
l'ho ordinato alla cieca, pensavo fosse un aglianico old school, ero al ristorante. avessi la tua cultura.......
utente anonimo

#50   04 Giugno 2006 - 10:26
 
dal tuo commento #6:

"il doppio endecasillabo però è meno adatto per la lettura ad alta voce, così come il semplice endecasillabo, che lo è ancor meno."

ma è un problema ? ;)
e del doppio endecasillabo sei sicuro, secondo me con le tue capacità riusciresti nel doppio endecasillabo a trovare una architettura adatta alle esigenze ad alta voce. parere personale.
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#51   04 Giugno 2006 - 15:26
 
No caro Matteo che non è un problema. :-) Anzi i testi che ho scritto in endecasillabi sono pensati per un'esistenza cartacea, sono scritti senza pensare ad una possibile esecuzione. Poi, come dici tu, se si riesce a trovare una tecnica adatta di lettura anche per questo tipo di componimenti, ben venga. Ma ci sarebbe da "studiare"........

Ciao e grazie della lettura

Adriano
utente anonimo

#52   04 Giugno 2006 - 16:13
 
non solo di lettura, ma anche un lavoro sulla "carta" che faccia emergere la necessità insita in te della "voce". è poi quel lavorare che fa in modo che noi si sia "fedeli" a quello che siamo...

...e che è sempre 'na gran fatica... ci si suda un sacco sopra...
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#53   04 Giugno 2006 - 17:04
 
Beh, di Adriano ho già detto nel mio blog, quando il calendario l'ha voluto mio ospite. Come dice Ruggero, poesia interessante sul fronte del linguaggio: io aggiungerei anche sul fronte dello sfondamento tematico. Quel fattore "contestativo" al sistema, ma non reso in maniera troppo rivoluzionaria. E' l'ottica vagamente anarchica che mi attira. (Ma Adriano sarà poi d'accordo su questo mio dire: "anarchico"?).
Gianfry
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#54   04 Giugno 2006 - 18:50
 
Un caro saluto a Matteo e a Gianfranco. Oggi sono stato un po' latitante e rientro, ahinoi, allo scadere del tempo dedicato ai testi di Adriano. Entro questa sera ci sarà il nuovo post, ma come sempre questo non scade: è proseguibile fine a che lo si ritiene opportuno.

Ringrazio Adriano per la sua presenza costante e i suoi interventi che hanno molto chiarito la sua poesia, oltre ad aiutarci a farcela conoscere. L'auspicio è che tu rimanga su queste pagine, perché possiamo ancora condivere altre parti del percorso.
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#55   04 Giugno 2006 - 19:52
 
Gianfry, va benissimo anarchico, come definizione mi sta meglio di tante altre.

grazie a te massimo per l'ospitalità e sai che sono lieto di poter collaborare

e grazie a tutti per gli apprezzamenti e l'interesse che sono stimoli indispensabili specialmente per chi, come me, non ha mai pubblicato

ciao

Adriano
utente anonimo

#56   04 Giugno 2006 - 19:56
 
Oltre all'auspicio, Adriano, per il quale ben so il tuo piacere di collaborare (come già spesso e fattivamente hai fatto su e per queste pagine), c'è anche l'augurio che tu possa presto arrivare alla pubblicazione, compatibilmente con quanto riterrai a giusta maturazione. Ma come hai potuto constatare da questi interventi, cui aggiungo il mio punto di vista, questo momento è vicino e prelude a ottimi risultati.
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#57   05 Giugno 2006 - 17:23
 
carissimo Adriano
avrei voluto molto prima scriverti, o meglio scrivere a proposito di questi versi. Come sai, da più di un anno mi accompagna nelle scritture Pavese, e devo confessarti che da questi tuoi versi l'ho sentito respirare.
effeffe
utente anonimo

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